un inquietante mistero avvolge il quartiere. Un orrore ormai dimenticato è tornato a strisciare in Vanchiglia. Più di un secolo è passato, ma la sua folle vendetta non si è ancora conclusa, la sua fame di sangue non si è ancora placata.

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la lavandaia reietta è tornata, ma questa volta sappiamo qualcosa in più su di lei. Cerca le tracce disseminate in Vanchiglia, ha lasciato inavvertitamente delle saponette lungo la sua scia di sangue.
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LA LAVANDAIA REIETTA

Torino, primi del ‘900.
Come consuetudine, le lavandaie sostavano poco dopo i Murazzi, in un lavatoio sul fiume, per lavare i panni dei loro clienti. Le mattinate tutte uguali furono interrotte dalle tensioni tra un gruppo di lavandaie e una collega, accusata di usare dei saponi maledetti, perché lavavano meglio ed erano più profumati. Illazioni, ovviamente, si era sparsa la voce che facesse il sapone con i topi morti dei Murazzi.

Fu allontanata al finir dell’estate e a metà autunno il figlio morì per una polmonite non curata, rimasta vedova e senza lavoro, dopo il tumulo del figlio scomparve.

L’autunno successivo tornò in Vanchiglia, per lavorare scelse una riva dimessa, spoglia e lugubre della Dora, in una parte poco vistosa del parco della Colletta. I clienti tornarono poiché il quartiere aveva ancora memoria della perdita del figlio a causa delle malelingue.

Una mattina un bambino sparì, pareva nel nulla: era il figlio di una lavandaia. La cosa si ripeté ogni anno, ogni autunno, ogni fine ottobre, finché tutte le lavandaie non ebbero perso un figlio.

Dopo l’ultima perdita la lavandaia reietta non si presentò più al suo lugubre lavatoio, al suo posto restava solo un cumulo di vestiti: quelli di tutti i figli scomparsi. Della donna non si seppe più nulla ma fece un dono, alle lavandaie arrivò una saponetta, una piccola saponetta profumata, morbida e di qualità impeccabile.

Si narra che, passando lungo la Dora, in autunno si senta ancora odore di bucato appena lavato

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